Uomini sull'Etna: il racconto di Bonajuto
Il nonno si chiamava Salvatore Bonajuto , nella bella tenuta alle pendici dell'Etna piantò la vigna, che produceva un buon vino bianco e dolce; il padre si chiama Antonio, sua fu l'idea di convertire tutta l'azienda agli agrumi. Il nipote ,infine, porta lo stesso nome del nonno e di professione fa l'agronomo paesaggista , con lui l'azienda Trinità Cavòlo di Mascalucia in provincia di Catania sta subendo la terza decisiva trasformazione divenendo un giardino botanico: "Si, proprio un giardino in cui sperimentare la coltivazione di piante locali ed esotiche e mostrarle ai tanti appassionati di botanica che in numero crescente iniziano a venire nel mio agriturismo", racconta Salvatore Bonajuto, junior, 31 anni quasi compiuti.

Anche le essenze arboreee sono mutate di padre in figlio. Il nonno Salvatore piantò eucaliptus intorno alla casa, insieme alla immancabile palma tipica delle ville etnee, il padre Antonio celebrò la nascita del figlio con un bel viale di cipressi; Salvatore Bonajuto, junior, oggi punta sull'utilizzo a scopo decorativo degli agrumi. L'avventura del giardino botanico iniziò quasi per scommessa, mentre la coltura dei mandarini era già in piena crisi e quest'ultima oasi di verde posta alle porte della grande periferia di Catania faceva gola a tanti. "Molti amici e familiari pensavano fosse una pazzia, invece il giardino botanico e l'ospitalità in villa stanno costituendo un'accoppiata vincente". Le sorprese iniziano già all'ingresso dell'azienda (estesa complessivamente 3 ettari), dove un lungo viale porta all'ingresso del percorso segnalato che attraversa la parte della tenuta già trasformata in campo di sperimentazione a servizio della passione e della professionalità di Salvatore Bonajuto. Quaranta specie diverse di iris (germanica, florentina, foeditissima) dominano con i loro colori gli spazi ricavati in mezzo agli alberi di mandarino. Ci sono piante locali ed esemplari importati, tutte egualmente ben adattate a questo ambiente di collina (circa 500 metri di altezza). Anche le palme (sabal minor,chamaerops, eritea armata), immancabili in Sicilia, danno quel necessario tocco di esoticità. Più avanti, lungo un sentiero ricavato collocando a regola d'arte dei larghi mattoni in segato di lava, si incontra un originale angolo dedicato alle piante aromatiche, che non soltanto offre un prezioso contributo alla cucina mediterranea e non, ma riesce anche ad offrire un piacevole colpo d'occhio. Ecco così affiancati l'uno all'altro mirto, timo, lavanda, maggiorana, carciofo, finocchio, in una commistione che potrà forse apparire in un primo tempo azzardata , ma che invece offre una simpatica attrazione nell'ambito del giardino. Originale almeno tanto quanto l'angolo delle succulente che si sono bene adattate al clima fresco e freddo della collina etnea, grazie all'accorta sistemazione scelta da Bonajuto in un angolo roccioso, esposto a mezzogiorno e ben riparato dai venti settentrionali.

L'opera di trasformazione dell'agrumeto è comunque ancora in corso, Bonajuto fa avanzare giorno dopo giorno la sua opera di "colonizzazione" del mandarineto rimpiazzando gli agrumi che rinsecchiscono con altre essenze, ricavando nuovi spazi per le piante che intende sperimentare sul campo - per utilizzarle poi nella sua professione di agronomo-paesaggista-mostrandole al contempo ai tanti appassionati che ne fanno richiesta (tel. 0337/955493 per informazioni e prenotazioni). Certamente una parte dell'agrumeto resterà, non verranno estirpati gli agrumi che fiancheggiano il lungo viale che conduce ad una singolare costruzione, tipica dell'area etnea, posta ormai ai margini dell'azienda. "E' una grande piramide di massi ricavati dal dissodamento del terreno-spiega Salvatore Bonajuto- sulla cui sommità. venne persino costruita una casetta che serviva al guardiano per vegliare sull'azienda, nel periodo dalla raccolta". Adesso sulla "turretta" si arrampicano ammirati gli ospiti dell'agriturismo che ritrovano ,nella stretta scaletta che conduce in cima, un segno della civiltà e della fatica dell'uomo etneo. Poi gli ospiti della villa-giardino possono ritornare verso la casa seicentesca magari facendo un ampio giro sino ad ammirare il punto in cui un'antica colata lavica fiancheggia il vecchio sistema di irrigazione (la "saja") costruito in terra cotta. Mirabilmente la natura devastatrice ed il paziente lavoro dell'uomo si trovano così l'uno accanto all'altro, quasi a simboleggiare la secolare competizione fra gli abitanti dell'Etna ed il vulcano su cui vivono.