| Uomini sull'Etna: il racconto di Bonajuto |
| Il nonno si
chiamava Salvatore Bonajuto , nella bella tenuta alle pendici dell'Etna piantò la vigna,
che produceva un buon vino bianco e dolce; il padre si chiama Antonio, sua fu l'idea di
convertire tutta l'azienda agli agrumi. Il nipote ,infine, porta lo stesso nome del nonno
e di professione fa l'agronomo paesaggista , con lui l'azienda Trinità Cavòlo di
Mascalucia in provincia di Catania sta subendo la terza decisiva trasformazione divenendo
un giardino botanico: "Si, proprio un giardino in cui sperimentare la coltivazione di
piante locali ed esotiche e mostrarle ai tanti appassionati di botanica che in numero
crescente iniziano a venire nel mio agriturismo", racconta Salvatore Bonajuto,
junior, 31 anni quasi compiuti. Anche
le essenze arboreee sono mutate di padre in figlio. Il nonno Salvatore piantò eucaliptus
intorno alla casa, insieme alla immancabile palma tipica delle ville etnee, il padre
Antonio celebrò la nascita del figlio con un bel viale di cipressi; Salvatore Bonajuto,
junior, oggi punta sull'utilizzo a scopo decorativo degli agrumi. L'avventura del giardino
L'opera di trasformazione dell'agrumeto è comunque ancora in corso, Bonajuto fa avanzare giorno dopo giorno la sua opera di "colonizzazione" del mandarineto rimpiazzando gli agrumi che rinsecchiscono con altre essenze, ricavando nuovi spazi per le piante che intende sperimentare sul campo - per utilizzarle poi nella sua professione di agronomo-paesaggista-mostrandole al contempo ai tanti appassionati che ne fanno richiesta (tel. 0337/955493 per informazioni e prenotazioni). Certamente una parte dell'agrumeto resterà, non verranno estirpati gli agrumi che fiancheggiano il lungo viale che conduce ad una singolare costruzione, tipica dell'area etnea, posta ormai ai margini dell'azienda. "E' una grande piramide di massi ricavati dal dissodamento del terreno-spiega Salvatore Bonajuto- sulla cui sommità. venne persino costruita una casetta che serviva al guardiano per vegliare sull'azienda, nel periodo dalla raccolta". Adesso sulla "turretta" si arrampicano ammirati gli ospiti dell'agriturismo che ritrovano ,nella stretta scaletta che conduce in cima, un segno della civiltà e della fatica dell'uomo etneo. Poi gli ospiti della villa-giardino possono ritornare verso la casa seicentesca magari facendo un ampio giro sino ad ammirare il punto in cui un'antica colata lavica fiancheggia il vecchio sistema di irrigazione (la "saja") costruito in terra cotta. Mirabilmente la natura devastatrice ed il paziente lavoro dell'uomo si trovano così l'uno accanto all'altro, quasi a simboleggiare la secolare competizione fra gli abitanti dell'Etna ed il vulcano su cui vivono. |